Italia: popolo di navigatori e talvolta pescatori di frodo

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Foto: Unimondo.org

Lo strascico sotto costa, entro le 3 miglia marine o all’interno della batimetrica dei 50 metri, è vietato in tutta Italia da una legge nazionale, anche fuori delle Aree Marine Protette (Amp) che attualmente sono 27 e tutelano complessivamente circa 228mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa. In questo modo il Ministero dell’Ambiente cerca di proteggere tutta la biodiversità marina del Belpaese da una pratica di pesca predatoria non selettiva che distrugge i fondali e depaupera la risorsa ittica, catturando qualsiasi forma di vita marina, allo stadio giovanile, protetta, oppure non commestibile, che viene ributtata morta in mare. La cattura di specie o esemplari di nessun interesse commerciale prende il nome di bycatch ed è una delle conseguenza di questo tipo di pesca che oltre a fare una concorrenza sleale alla piccola pesca artigianale, vanifica l’effetto ripopolante contribuendo al tracollo delle nostre risorse ittiche.

Le conseguenze allarmanti di questa pesca e di queste frodi, più volte denunciate da Greenpeace, sono state ricordate lo scorso 24 ottobre dal Sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo nel corso della presentazione al Salone Internazionale del Gusto-Terra Madre a Torino di Slow Fish 2015, la settima edizione della manifestazione dedicata al mondo ittico e agli ecosistemi acquatici ideata da Slow Food con la collaborazione della Regione Liguria, che si svolgerà da giovedì 14 a domenica 17 maggio 2015 nel Porto Antico di Genova. “Ogni anno il giorno in cui si comincia a dipendere dal pesce importato arriva prima. Siamo arrivati [ormai da alcuni anni aggiungiamo noi] a 120 giorni di indipendenza ittica e per il nostro Paese è un vero e proprio paradossoha spiegato la Velo. Si tratta di una situazione che riguarda l'Italia e l'intera Unione Europea dovuta alla pesca selvaggia e alla diminuzione degli sbarchi di pesce (30.000 tonnellate annue in meno)  che rendono l’Italia e l’Europa tutta sempre più dipendente dal pesce proveniente da acque non europee. “La pesca - ha continuato il Sottosegretario Velo - ė un'attività commerciale, ma deve essere sviluppata compatibilmente con la salvaguardia dell'ecosistema, con la conservazione di tutte le specie e dei loro habitat”. 

A tal proposito il ruolo del Ministero dell'Ambiente ė strategico per ciò che riguarda le attività di monitoraggio delle acque marine e va di pari passo con quello della Capitanerie di Porto - Guardia Costiera che in questi anni ha sviluppato un’efficace sistema di controllo e dissuasione dei pescatori di frodo. In particolare la direzione dell’Area marina protetta delle Isole Egadi ha da poco reso noti i risultati del monitoraggio sulla  pesca a strascico illegale sotto costa, effettuato acquisendo dal Comando Generale delle Capitanerie di porto i dati relativi ai segnali blue-box, i dispositivi satellitari per la rilevazione della posizione delle motobarche da pesca di lunghezza superiore ai 15 metri, registrati all’interno dell’Amp delle Egadi. “Un primo monitoraggio è stato effettuato per il periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 luglio 2012, nei primi 18 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento dell’Amp: in tale periodo i dati hanno accertato il verificarsi di 71 incursioni in zona A (divieto integrale), 512 incursioni in zona B (divieto parziale) e 1.210 passaggi sospetti in zona C (dove è consentito solo il transito delle barche a strascico, previa autorizzazione)”. Dati preoccupanti se pensiamo che in una sola giornata un peschereccio può distruggere per decenni molte miglia di fauna e flora marina

Qualcosa però in questi anni, almeno alle Egadi, è cambiato! Il secondo monitoraggio, infatti, effettuato per il periodo dal 1 agosto 2012 al 31 dicembre 2013, e ha evidenziato “30 incursioni in zona A, 356 incursioni in zona B e 865 passaggi sospetti in zona C (cioè alla velocità di navigazione con cui viene esercitata la pesca a strascico). Si è pertanto registrata una riduzione molto significativa degli abusi, di oltre il 57% per le zone di massima tutela (dove tali violazioni sono reato), di oltre il 30% in zona B e del 28% in zona C”. Secondo Giuseppe Pagoto, sindaco di Favignana e presidente dell’Amp delle Egadi, si tratta di “Un risultato eccezionale raggiunto grazie ad un mix di fattori: in primis il posizionamento attorno alle coste dell’isola di Favignana, nel giugno 2013, dei dissuasori antistrascico, finanziati dal Ministero dell’Ambiente”. Si tratta di sistemi di deterrenza passiva collocati sul fondo del mare entro le 3 miglia dalla costa composti da grandi blocchi di cemento armati di tondini d’acciaio piegati a gancio, capaci di danneggiare seriamente le reti dei pescatori abusivi scoraggiando così le violazioni. Per il direttore dell’Amp delle Egadi, Stefano Donati, hanno contribuito a questo risultato “anche la continua presenza in mare del personale Amp e di tutte le Forze dell’Ordine, oltre alle azioni di denuncia e le revoche delle autorizzazioni alla pesca, per i casi più gravi. Ma abbiamo anche registrato una maggiore consapevolezza da parte dei pescatori ed è cresciuto il dialogo con tutta la categoria, dalle Cooperative, alle Associazioni, fino ai Consorzi”. “Riteniamo probabile - ha concluso Donati - che il monitoraggio dello strascico sotto costa nel 2014 ci riservi un dato ancora più confortante, con una ulteriore riduzione degli abusi. E stiamo avviando i progetti per il potenziamento dei dissuasori”.

I dissuasori appunto, il sistema che per noi popolo di navigatori e talvolta pescatori di frodo, alla fine, sembra sempre il più efficace, come ha rivelato la Campagna Estiva della Guardia Costiera voluta dal Ministro Gian Luca Galletti per intensificare il contrasto ai reati ambientali commessi nelle Aree Marine Protette e nelle zone demaniali marittime soggette a particolare tutela. Dai numeri emerge un forte impatto della Campagna non solo sulla pesca, ma in generale sugli ecoreati, con 794 persone denunciate, 357 sequestri, 901 sanzioni amministrative per un totale di tre milioni di Euro e una moltitudine di beni sequestrati per un valore di circa 13 milioni di Euro. “Con questa Campagna, condotta con grande professionalità e dedizione dalle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera - ha spiegato lo scorso 25 ottobre Galletti - lanciamo un rinnovato segnale chiaro e inequivocabile: chi aggredisce le nostre coste e i nostri mari deve sapere che non avrà tregua. Il contrasto costante e a tutti i livelli degli ecoreati è il presupposto fondamentale per la sicurezza dell’ambiente marino e la salvaguardia dell’inestimabile patrimonio di ricchezza naturale di cui dispone l’Italia”. 

Alessandro Graziadei

 

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