Brasile: Il nuovo codice forestale colpisce al cuore l'Amazzonia

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Foto: Wwf.it

“Colpo mortale”. Non usano giri di parole le associazioni ecologiste brasiliane, all’indomani dell’approvazione da parte del Senato del discusso progetto di riforma del Codice Forestale. Colpo mortale alla biodiversità, ai diritti delle popolazioni indigene, alla mitigazione del cambio climatico, secondo le maggiori sigle ambientaliste riunite in protesta davanti ai palazzi governativi.

Con 58 voti favorevoli e solo 8 contrari e forte della presenza di un nutrito gruppo parlamentare che rappresenta i grandi impresari del comparto agricolo, il Senato brasiliano ha espresso parere favorevole alla proposta di modifica del Codice. Ora la palla passa alla Camera dei Deputati, che dovrà pronunciarsi sull’approvazione finale, convertendo così la proposta in legge.

Il Codice Forestale rappresenta, dal 1965, il quadro legislativo di riferimento in materia di utilizzo del suolo, compresa l’enorme porzione di terra ricoperta dalla foresta amazzonica. La legge determina la proporzione di terreno adatto allo sfruttamento agricolo e del legname e quella protetta, ovvero non soggetta ad operazioni di natura commerciale.

In sintesi, il piano di riforma prevede una riduzione delle zone forestali dichiarate protette dall’attuale 80% al 50%; riduce da 30 a 15 metri dalle rive dei corsi d’acqua il limite entro il quale é proibito disboscare o coltivare; stabilisce una sorta di amnistia generale per le compagnie che nell’ultimo decennio hanno infranto la legge venendo meno al rispetto delle terre dichiarate protette; prevede l’obbligo di recupero e bonifica delle zone degradate; assicura incentivi agli agricoltori che si avvalgono di pratiche agricole sostenibili. Proprio il capitolo amnistia é quello che ha scatenato le proteste maggiori, dal momento che esenta da responsabilità coloro i quali hanno fatto del disboscamento illegale in Amazzonia un business.

Le organizzazioni ecologiste calcolano che l’area potenzialmente in pericolo, in caso di approvazione della riforma, coprirebbe una superficie di 55 milioni di ettari, più o meno l’equivalente della Francia. Diverse sigle, tra le quali TNC (The Nature Conservancy) e ICV (Instituto Centro de Vida), ong e anche imprese forestali sono riunite già dal 2005 nel denominato Diálogo Forestal Brasileño. Si tratta di un’iniziativa volta a dimostrare che un’ intesa tra piccoli produttori, imprese del settore, ong e società civile non solo é possibile, ma é anche l’unica strada per un processo di riforma condiviso e democratico. Secondo ICV, il Senato ha espresso voto favorevole al nuovo Codice senza una previa analisi scientifica sul possibile impatto prodotto.

Sempre in Senato, la voce che maggiormente si é dichiarata favorevole all’approvazione é quella di Katia Abreu, del Partito Social Democratico (PSD) e presidentessa della Confederazione Nazionale dell’Agricoltura, organismo che raggruppa i grandi latifondisti e imprese del settore. Secondo la Abreu, la riforma “avrà un grande impatto positivo sulla creazione di posti di lavoro e sulla crescita del Prodotto Interno Lordo”. Su posizioni diametralmente opposte la senatrice Marinor Brito, del Partito Socialismo e Libertà (PSOL), per la quale “la riforma rappresenta un momento drammatico per il Brasile, per le generazioni presenti e per quelle future”.

Anche Greenpeace, che proprio in questi giorni ha festeggiato i suoi 40 anni, si é unita al coro di proteste, con un sit in davanti al palazzo del Senato, chiedendo a gran voce il ritiro di una legge che avrebbe il solo effetto di “compromettere quanto di buono fatto in questi anni dal Brasile in termini di conservazione della foresta amazzonica e riduzione del cambio climatico”. Persino gli ultimi dieci Ministri dell’Ambiente in carica in Brasile tra il 1973 ed il 2010 si sono riuniti in un inedito summit inviando una lettera all’attuale presidentessa Dilma Rousseff per impedire quello che gli stessi ex ministri hanno catalogato come un “disastro imminente”.

Andrea Dalla Palma
(inviato di Unimondo)

 

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