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"I nostri agronomi e tecnici agricoli che assistono i campesinos agiscono in base ad un principio per noi irrinunciabile: ascoltare gli elementi che stanno alla base della vita: sole, acqua, terra, animali e vegetali, per agire in armonia con la natura". (Asociación Chajulense Va'l Vaq Quyol, Guatemala)
Introduzione
L'agricoltura biologica sviluppa un modello di produzione che evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell'acqua e dell'aria, utilizzando invece le risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo. Per salvaguardare la fertilità naturale di un terreno gli agricoltori biologici utilizzano materiale organico e, ricorrendo ad appropriate tecniche agricole, non lo sfruttano in modo intensivo. L'agricoltura biologica oggi rappresenta una valida alternativa al modello capitalista che considera il cibo una merce, e lo rende vulnerabile al “mercato”, creando crisi alimentari - in realtà di origine finanziaria - che portano le persone alla fame , anzichè considerarlo un bene comune.
Quando si può definire bioagricoltura
Per poter definire l'agricoltura come biologica si deve partire dall'analisi del terreno. Un terreno sano e privo di contaminazioni è infatti alla base della produzione biologica, la crescita delle piante poi, viene sostenuta esclusivamente dall'utilizzo di prodotti organici come il letame e i composti. Vengono utilizzate tecniche di coltura tradizionali come le rotazioni colturali, meccanismi difensivi naturali come zolfo, rame, insetti predatori, in modo che questi meccanismi o sostanze interagiscano in maniera del tutto naturale sulla produzione.
Le aziende che producono biologicamente, vengono certificate da organismi di controllo riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - quelle autorizzate ad operare a livello nazionale sono attualmente undici - e hanno il compito di vigilare sulla corretta attuazione da parte dell'azienda, delle norme che regolano la produzione biologica. Solo le aziende certificate possono confezionare i prodotti con la dicitura da agricoltura biologica, unica valida per legge e, se vogliono, utilizzare il logo comunitario agricoltura biologica. L'agricoltura biologica comprende non solo il metodo di coltivazione ma anche l'allevamento.
Per quanto riguarda i sistemi di allevamento, si pone la massima attenzione al benessere degli animali, che si nutrono di erba e foraggio biologico e non assumono antibiotici, ormoni o altre sostanze che stimolino artificialmente la crescita e la produzione di latte. Inoltre, nelle aziende agricole devono esserci ampi spazi perché gli animali possano muoversi e pascolare liberamente.
Le coltivazioni
In agricoltura biologica alla difesa delle colture si provvede innanzitutto in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate, come la rotazione delle colture, cioè non coltivando consecutivamente sullo stesso terreno la stessa pianta, che da un lato ostacola l'ambientarsi dei parassiti e dall'altro si sfruttano in modo più razionale e meno intensivo le sostanze nutrienti del terreno. La piantumazione di siepi ed alberi che, oltre a ricreare il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni.
Altra pratica ricorrente è la consociazione, cioè si coltivano in parallelo piante sgradite l'una ai parassiti dell'altra. I fertilizzanti che si usano sono solo quelli naturali, come il letame opportunamente compostato, altre sostanze organiche e sovesci, cioè incorporazioni nel terreno di piante appositamente seminate, come trifoglio o senape. A volte, per la difesa delle colture si interviene con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante, insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o minerali naturali per correggere struttura e caratteristiche chimiche del terreno e per difendere le coltivazioni dalle crittogame.
Il ricorso a tecniche di coltivazione biologiche ricostruisce l’equilibrio nelle aziende agricole. Se rendesse necessario intervenire in maniera più decisa per la difesa delle coltivazioni da parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine naturale espressamente autorizzate e dettagliate dal Regolamento europeo con il criterio della cosiddetta lista positiva.
Gli allevamenti
Anche l’allevamento biologico segue criteri normativi definiti dall’Unione Europea nel Regolamento CE 1804/99 (in.pdf) e a livello nazionale con il D.M. n.91436 del 4 Agosto 2000.
La regola fondamentale per poter essere definito allevamento biologico è che gli animali devono essere alimentati secondo i loro fabbisogni con prodotti vegetali ottenuti con metodo di produzione biologico, coltivati preferibilmente nella stessa azienda o nel comprensorio.
L'allevamento degli animali con metodo biologico è strettamente legato alla terra. Il numero dei capi allevabili è quantificato in relazione alla superficie disponibile. I sistemi di allevamento adottati devono soddisfare i bisogni etologici e fisiologici degli animali, essi devono consentire agli animali allevati di esprimere il loro comportamento naturale e garantirgli sistemi di vita adeguati. Sono vietati il trapianto degli embrioni e l'uso di ormoni per regolare l'ovulazione eccetto in caso di trattamento veterinario di singoli animali.
È vietato l''impiego di razze ottenute mediante manipolazione genetica. Il trasporto del bestiame deve essere il più breve possibile ed effettuarsi in modo da affaticare il meno possibile gli animali. Il trattamento degli animali al momento della macellazione o dell'abbattimento deve limitare la tensione e, nello stesso tempo, offrire le dovute garanzie rispetto all'identificazione e alla separazione degli animali biologici da quelli convenzionali. E' privilegiato l'allevamento di razze autoctone, che siano ben adattate alle condizioni ambientali locali, resistenti alle malattie e adatte alla stabulazione all'aperto.
Anche la dieta degli animali deve essere bilanciata in accordo con i fabbisogni nutrizionali degli animali. In particolare il 100% degli alimenti dovrebbe essere di origine biologica controllata anche se è consentito l'impiego di alimenti non biologici in modestissima percentuale. Non possono comunque mai essere somministrati agli animali allevati con metodo biologico stimolatori di crescita o stimolatori dell'appetito sintetici, conservanti e coloranti, urea; sottoprodotti animali ai ruminanti e agli erbivori monogastrici, addizionati di agenti chimici in genere, organismi geneticamente modificati, vitamine sintetiche.
La certificazione
Il regolamento CEE 2092/91 (in.pdf) rappresenta la norma principale di riferimento per tutti gli addetti del settore ma anche per i consumatori. Dal momento della sua emanazione questo regolamento ha subito, però, profonde modifiche ed integrazioni tanto che la norma attualmente in vigore è il risultato della lettura combinata di circa quaranta regolamenti, che di volta in volta hanno inserito, eliminato e modificato articoli e allegati dell’originario testo pubblicato nel 1991. Attualmente è in corso un'importante revisione di questo testo che ha oramai 15 anni.
Nel quadro della normativa comunitaria si sono poi sviluppate anche leggi nazionali e regionali. L’agricoltura biologica è l’unica forma di agricoltura controllata in base a leggi europee e nazionali. Non ci si basa, quindi, su autodichiarazioni del produttore ma su un Sistema di Controllo uniforme in tutta l’Unione Europea. L’azienda che vuole avviare la produzione biologica notifica la sua intenzione alla Regione e ad uno degli Organismi di controllo autorizzati. L’Organismo procede alla prima ispezione con propri tecnici specializzati che esaminano l’azienda e prendono visione dei diversi appezzamenti, controllandone la rispondenza con i diversi documenti catastali, dei magazzini, delle stalle e di ogni altra struttura aziendale.
Se dall’ispezione emerge il rispetto della normativa, l’azienda viene ammessa nel sistema di controllo, e avvia la conversione, un periodo di disintossicazione del terreno che, a seconda dell’uso precedente di prodotti chimici e delle coltivazioni può durare due o più anni. Solo una volta concluso questo periodo di conversione, il prodotto può essere commercializzato come da agricoltura biologica. L’Organismo provvede a più ispezioni l’anno, anche a sorpresa, e preleva campioni da sottoporre ad analisi. Le aziende agricole che producono con il metodo biologico devono poi documentare ogni passaggio su appositi registri predisposti dal Ministero, ciò assicura la totale tracciabilità.
Gli organismi di controllo italiani
Gli organismi nazionali che possono effettuare i controlli e la certificazione delle produzioni biologiche sono undici, sono riconosciuti con decreto del Ministero delle Politiche agricole e forestali, e sono sottoposti a loro volta al controllo dello stesso ministero e delle regioni. Ognuno di questi organismi ha un codice identificativo che deve essere riportato nell’etichetta dei prodotti biologici insieme al nome dell’organismo di controllo autorizzato, e suo codice, preceduto dalla sigla IT, il codice dell’azienda controllata, il numero di autorizzazione e la dicitura organismo di controllo autorizzato con i relativi riferimenti normativi.
Esistono tre tipi di prodotti da agricoltura biologica: prodotti con almeno il 95% degli ingredienti provenienti da agricoltura biologica; prodotti con almeno il 70% . In questo caso il riferimento all’agricoltura biologica non si potrà fare nella denominazione di vendita, ma solo nell’elenco degli ingredienti. La terza tipologia sono i prodotti in conversione. Per questi ultimi è obbligatoria la dicitura prodotto in conversione all’agricoltura biologica.
La l'Ue ha adottato un marchio per identificare i prodotti con almeno il 95% degli ingredienti provenienti da agricoltura biologica. Per ora il marchio europeo è facoltativo, quindi, se si vuole avere la certezza che il prodotto sia ottenuto con metodo biologico, è opportuno controllare che l'etichetta esponga il riferimento a uno tra gli organismi di controllo operanti in Italia.
La bioagricoltura in Italia
L’Italia - con circa 50 mila produttori sui generis con un’età decisamente bassa comparata al settore agricolo tradizionale, un elevato livello culturale e una forte utilizzazione delle nuove tecnologie e oltre un milione di ettari dedicati - è il primo produttore al mondo nell’agroalimentare biologico. C'è una consapevolezza crescente dell’importanza del cibo per la salute. Il prodotto biologico rappresenta l’ideale tipo del prodotto salubre, con esclusione di prodotti chimici di sintesi, l’uso esclusivo di fertilizzanti naturali, il bando degli Ogm. Intercetta inoltre una crescente sensibilità alle problematiche ambientali: è espressione di una agricoltura che non ha un rapporto predatorio con la terra, non la avvelena, si fonda su una rotazione delle culture, garantisce la biodiversità e usa tecniche agronomiche idonee.
Una prova è il fatto che il biologico cresce nonostante la crisi. Una pubblicazione di riferimento per avere un quadro della situazione è sicuramente il rapporto annuale di Bio Bank, che ha raccolto i dati di 7.000 operatori del settore nel triennio 2006-2008. I dati più significativi sono quelli che riguardano la vendita diretta, che è aumentata nell’ultimo triennio del 47%, e quella del fenomeno Gas, i gruppi d’acquisto solidale, per i quali i dati di Bio Bank segnalano la crescita per percentuale maggiore in assoluto, il 66%.
Altro dato molto importante segnalato nel rapporto è che i consumatori non rinunciano al bio, nonostante la crisi economica. La necessità di tagliare sui costi della spesa è forte, ha portato i consumatori italiani a stringere un stretto un patto con i produttori: i Gas, gruppi di acquisto solidali, cioè amici o colleghi che vanno a comprare in campagna e dividono cassette di frutta e verdura che fanno l’acquisto diretto nelle fattorie bio , registrando un aumento del 47 per cento.
In Italia sono presenti, nel segmento dei prodotti bio, 1.645 aziende agricole, 208 mercatini, 1.114 negozi e 110 siti di acquisto on line, tutti in aumento secondo i dati Bio Bank. Il fenomeno più interessante ed innovativo riguarda però la possibilità di consumare pasti bio fuori di casa: sono infatti 360 i ristoranti, con una crescita del 20% rispetto al 2007, e 1178 gli agriturismi , con un aumento del 18% che presentano menù biologici. I dati Bio Bank rivelano poi la crescita del 6% nel numero di pasti biologici serviti dalle mense scolastiche che li forniscono e che hanno raggiunto quasi il milione, anche perché in alcune regioni d'Italia è diventato un obbligo. Le Regioni leader per numero di operatori risultano essere: Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana.
L'Agricoltura Biologica e i produttori dei Sud del mondo
Per il commercio equo e solidale il biologico rappresenta qualcosa di più che una certificazione, rappresenta un valore e un impegno più ampio. Il biologico è rispetto della terra e dell’uomo, dinamiche di relazioni, ricerca del buon vivere e cura dell’alimentazione. Per i piccoli gruppi di coltivatori dei Sud del mondo, da cui provengono i prodotti bio presenti nei circuiti del commercio equo, l'agricoltura biologica era una pratica diffusa aldilà della certificazione. Gli agricoltori - che riescono a produrre per i circuiti del commercio equo anziché per le grosse multinazionali figlie della rivoluzione verde - lavorano la terra tradizionalmente e sono portatori di pratiche indigene secolari.
Nel loro modo di operare non c'è utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, anche per una questione di costi. Per queste comunità agricole la terra non è un'entità estranea da sfruttare il più possibile, ma è una Pacha Mama, una Madre Terra, da rispettare perché da essa dipende la sopravvivenza e quella delle generazioni future. Alcune aziende e cooperative che lavorano nel commercio equo sostengono i produttori nei Sud del mondo verso la conversione alle colture bio, un passo avanti verso la sostenibilità economica, sociale e ambientale.
Oltre al rispetto dei normali principi del commercio equo come il rispetto dei i diritti dei lavoratori, la promozione di un ambiente lavorativo sicuro e dignitoso, le pari opportunità, la tutela dei minori, chi coltiva biologico ha diritto al premio bio, cioè il pagamento di un sovrapprezzo per prodotti da agricoltura biologica. Il consumatore ha la certificazione che dà la garanzia di prodotti ogm free e utilizzo esclusivo di fertilizzanti naturali tutela della salute e il lavoratore non lavora a contatto con fertilizzanti chimici che mettono a rischio la sua salute.
Questi prodotti garantiscono la tracciabilità, cioè la corretta informazione sulla provenienza degli ingredienti utilizzati, la qualità delle materie prime selezionate nei luoghi d'origine per esprimerne al meglio le proprietà ambiente, progetti eco-compatibili per favorire lo sviluppo di risorse rinnovabili, biodiversità, salvaguardia delle specie botaniche originarie e delle varietà autoctone.
Conclusioni
Le coltivazioni biologiche consumano meno energia e permettendo lo sviluppo microbiologico del suolo ne mantengono le qualità produttive. Un recente studio svizzero ha messo a confronto agricoltura convenzionale, integrata, biologica e biodinamica, e ha evidenziato piccoli cali di produzione nella produzione biologica, a fronte di un risparmio energetico dal 20 al 56 per cento. Per un settore, quello agricolo, che è definito primario proprio perché in grado di produrre energia e che oggi invece con la quasi totale industrializzazione che fa forte ricorso alla meccanizzazione e all'impiego di prodotti chimici, ne consuma più di quella che produce, si tratta di risultato importante e da prendere in seria considerazione.
Ma questo è solo un aspetto del problema. Oggi i veleni dell'agricoltura arrivano in tavola. Le analisi di Asl e Agenzie per la protezione ambientale ci informano che su oltre 7.500 campioni di frutta e verdura analizzati, il 50 per cento risulta contaminato da pesticidi. Se i livelli dei singoli pesticidi sono spesso al di sotto dei limiti di legge, il loro cocktail può avere effetti imprevedibili.
La consapevolezza di questo stato delle cose da decenni ha innescato un movimento sempre più ampio per il ritorno all'agricoltura sana, pulita, biologica, di cui Alce Nero è stato, in Italia, un combattivo precursore e un punto di riferimento. Un movimento non solo economico e produttivo, con le battaglie per poter commercializzare il biologico considerato a lungo fuori dalle regole, ma anche culturale, per il riscatto della cultura contadina, dei suoi valori, delle sue conoscenze, dei suoi saper fare.
Oggi i consumatori sono sempre più consapevoli, si può dire che l’esistenza di un Regolamento sul biologico e di un settore produttivo vitale sia in larga parte il frutto della spinta prodotta dal movimento. Ora però entrambi hanno acquistato autonomia. Quando è nato il regolamento Ue l’unica lobby che cercava di condizionarne i contenuti era quella delle associazioni degli agricoltori biologici. Oggi a quella degli agricoltori si è aggiunta quella degli organismi di controllo, quella dell’industria di trasformazione, ma anche i consumatori hanno acquistato sempre più consapevolezza del potere che hanno sempre avuto.
Oggi è il movimento a dover riacquistare spazio e autonomia con i suoi contenuti sociali, culturali e politici fondandoli su questa nuova realtà. Le associazioni di agricoltori biologici, ma anche di consumatori responsabili, tecnici, ricercatori perseguono l’obiettivo di contribuire attraverso l’agricoltura biologica alla definizione di un diverso modello di sviluppo agricolo e della società nel suo insieme, ecologicamente e socialmente più sostenibile. Il settori che ruotano intorno al biologico dovrebbero sviluppare una comunicazione adeguata per intercettare sempre più consumatori, sfatando i miti dei prezzi cari e della brutta immagine dei cibi bio.
Secondo l' AIAB una delle più grandi associazioni che si occupa di bio - é necessaria una buona alleanza fra agricoltori e consumatori, per avere un’agricoltura che produca cibi buoni, sani, che rispettino l’ambiente e favoriscano una giustizia sociale. L’agricoltura biologica, si candida a dare un contributo essenziale alla costruzione di un’alternativa complessiva all’attuale modello di produzione agricola e di sviluppo rurale, e a maggior ragione, al nuovo modello delle colture geneticamente modificate.
La promozione della vendita diretta nelle aziende e di ogni forma di commercializzazione è fondamentale per ridurre le distanze fra produttore e consumatore , così come la creazione di una rete di aziende che svolgono il ruolo di Fattorie didattiche per le scuole o iniziative come PrimaveraBio e BioDomenica, rappresentano momenti importanti di incontro fra produttori e consumatori fondamentali per educare a un consumo più responsabile e a un'agricoltura sostenibile.
Tabelle e dati
Bibliografia
R. Zanoli, Le politiche per l'agricoltura biologica in Italia. Casi di studio nazionali e regionali, Franco Angeli 2007
Davide Pierleoni, Sergio Benedetti, Roberto Burattini, Agricoltura biologica. Norme e regolamenti. Sistemi di gestione e certificazione delle produzioni agroalimentari Il Sole 24 Ore Edagricole 2006
Eloisa Cristiani, La disciplina dell'agricoltura biologica fra tutela dell'ambiente e sicurezza alimentare, Giappichelli 2004
Gino Girolomoni, Alce Nero grida. L'agricoltura biologica, una sfida culturale, Jaca Book 2002
Vandana Shiva, Monocolture della mente. Viodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica, Bollati Boringhieri 1995
Daniele e Gianfranco Zavalloni, A scuola di ecologia nelle fattorie didattiche biologiche, Bio Bank by Egaf Edizioni 2001
(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)
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