Bioagricoltura

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"I nostri agronomi e tecnici agricoli che assistono i campesinos agiscono in base ad un principio per noi irrinunciabile: ascoltare gli elementi che stanno alla base della vita: sole, acqua, terra, animali e vegetali, per agire in armonia con la natura". (Asociación Chajulense Va'l Vaq Quyol, Guatemala)

 Introduzione

L’agricoltura biologica sviluppa un modello di produzione che evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece le risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo. Per salvaguardare la fertilità naturale di un terreno gli agricoltori biologici utilizzano materiale organico e, ricorrendo ad appropriate tecniche agricole, non lo sfruttano in modo intensivo. L’agricoltura biologica oggi rappresenta una valida alternativa al modello capitalista che considera il cibo una merce, e lo rende vulnerabile al “mercato”, creando crisi alimentari - in realtà di origine finanziaria - che portano le persone alla fame, anziché considerarlo un bene comune.

Quando si può definire bioagricoltura

Per poter definire l’agricoltura come biologica si deve partire dall’analisi del terreno. Un terreno sano e privo di contaminazioni è infatti alla base della produzione biologica, la crescita delle piante poi viene sostenuta esclusivamente dall’utilizzo di prodotti organici come il letame e i composti. Vengono utilizzate tecniche di coltura tradizionali come le rotazioni colturali, meccanismi difensivi naturali come zolfo, rame, insetti predatori, in modo che questi elementi interagiscano in maniera del tutto naturale sulla produzione. Le aziende che producono biologicamente, vengono certificate da organismi di controllo riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - quelle autorizzate ad operare a livello nazionale sono attualmente tredici - e hanno il compito di vigilare sulla corretta attuazione, da parte dell’azienda, delle norme che regolano la produzione biologica. Solo le aziende certificate possono confezionare i prodotti con la dicitura da agricoltura biologica, unica valida per legge e, qualora lo ritengano opportuno, possono utilizzare il logo comunitario agricoltura biologica. L’agricoltura biologica comprende non solo il metodo di coltivazione ma anche l’allevamento. Per quanto riguarda i sistemi di allevamento, si pone la massima attenzione al benessere degli animali, che si nutrono di erba e foraggio biologico e non assumono antibiotici, ormoni o altre sostanze per stimolare artificialmente la crescita e la produzione di latte. Inoltre, nelle aziende agricole devono esserci ampi spazi perché gli animali possano muoversi e pascolare liberamente. 

Le coltivazioni

In agricoltura biologica alla difesa delle colture si provvede innanzitutto in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate, come la rotazione delle colture, cioè non coltivando consecutivamente sullo stesso terreno la stessa pianta: ciò ostacola l’ambientarsi dei parassiti e consente di sfruttare in modo più razionale e meno intensivo le sostanze nutritive presenti nel terreno. La piantumazione di siepi ed alberi inoltre ricrea il paesaggio e funge da barriera fisica all’inquinamento esterno, mentre gli arbusti e le piante danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti.

Altra pratica ricorrente è la consociazione, cioè la coltivazione in parallelo di piante sgradite l’una ai parassiti dell’altra. I fertilizzanti che si usano sono solo quelli naturali, come il letame opportunamente compostato, altre sostanze organiche e sovesci, cioè incorporazioni nel terreno di piante appositamente seminate, come trifoglio o senape. A volte, per la difesa delle colture si interviene con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante, insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o minerali naturali per correggere struttura e caratteristiche chimiche del terreno e per difendere le coltivazioni dalle crittogame. Il ricorso a tecniche di coltivazione biologiche ricostruisce l’equilibrio nelle aziende agricole. Se si rendesse necessario intervenire in maniera più decisa per la difesa delle coltivazioni da parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine naturale espressamente autorizzate e dettagliate dal Regolamento europeo con il criterio della cosiddetta lista positiva.

Gli allevamenti

Affinchè un allevamento possa essere definito come “biologico”, occorre soddisfare una regola fondamentale stabilita dalla normativa europea: gli animali devono essere alimentati secondo i loro fabbisogni con prodotti vegetali ottenuti con metodo di produzione biologico, coltivati preferibilmente nella stessa azienda o nel comprensorio.

L’allevamento degli animali con metodo biologico è strettamente legato alla terra. Il numero dei capi allevabili è quantificato in relazione alla superficie disponibile. I sistemi di allevamento adottati devono soddisfare i bisogni etologici e fisiologici degli animali, essi per esempio devono consentire agli animali allevati di esprimere il loro comportamento naturale e garantire loro sistemi di vita adeguati. Sono vietati il trapianto degli embrioni e l’uso di ormoni per regolare l’ovulazione eccetto in caso di trattamento veterinario di singoli animali. È vietato l’impiego di razze ottenute mediante manipolazione genetica. Il trasporto del bestiame deve essere il più breve possibile ed effettuarsi in modo da affaticare il meno possibile gli animali. Il trattamento degli animali al momento della macellazione o dell’abbattimento deve limitare la tensione e nello stesso tempo offrire le dovute garanzie rispetto all’identificazione e alla separazione degli animali cresciuti in allevamenti biologici da quelli allevati in maniera convenzionale.

Si privilegia l’allevamento di razze autoctone, che siano ben adattate alle condizioni ambientali locali, resistenti alle malattie e abituate alla stabulazione all’aperto. Anche la dieta degli animali deve essere bilanciata in accordo con i loro fabbisogni nutrizionali. In particolare il 100% degli alimenti dovrebbe essere di origine biologica controllata, anche se è consentito l’impiego di alimenti non biologici in modestissima percentuale. Non possono comunque mai essere somministrati agli animali allevati con metodo biologico stimolatori di crescita o stimolatori dell’appetito sintetici, conservanti e coloranti, urea, sottoprodotti animali ai ruminanti e agli erbivori monogastrici, addizionati di agenti chimici in genere, organismi geneticamente modificati, vitamine sintetiche.

La certificazione

Il regolamento CEE 2092/91 (in.pdf) ha rappresentato per molto tempo la norma principale di riferimento per tutti gli addetti del settore ma anche per i consumatori. Dal momento della sua emanazione questo regolamento ha subito, però, profonde modifiche ed integrazioni fino ad arrivare al regolamento n. 834/2007 (in.pdf). Attualmente è in corso un’importante revisione di questo testo e di quelli successivi, oramai obsoleti rispetto all’evolversi del mercato. Nel quadro della normativa comunitaria si sono poi sviluppate anche leggi nazionali e regionali; nel 2014 è stata presentata una proposta di revisione e armonizzare la regolamentazione dell’intera materia (in.pdf) che è attualmente in discussione insieme ad un Piano d’Azione per il futuro (in.pdf).

L’agricoltura biologica è quindi regolamentata in base a leggi europee e nazionali. Non ci si basa su autodichiarazioni del produttore ma su un Sistema di Controllo uniforme in tutta l’Unione Europea. L’azienda che vuole avviare la produzione biologica notifica la sua intenzione alla Regione e ad uno degli Organismi di controllo autorizzati. L’Organismo procede alla prima ispezione con propri tecnici specializzati che esaminano l’azienda e prendono visione dei diversi appezzamenti, controllandone la rispondenza con i diversi documenti catastali e controllano i magazzini, le stalle e ogni altra struttura aziendale. Se dall’ispezione emerge il rispetto della normativa, l’azienda viene ammessa nel sistema di controllo e avvia la conversione, cioè un periodo di disintossicazione del terreno che, a seconda dell’uso precedente di prodotti chimici e delle coltivazioni, può durare due o più anni. Solo una volta concluso questo periodo di conversione, il prodotto può essere commercializzato come da agricoltura biologica. L’Organismo provvede a più ispezioni l’anno, anche a sorpresa, e preleva campioni da sottoporre ad analisi. Le aziende agricole che producono con il metodo biologico devono poi documentare ogni passaggio su appositi registri predisposti dal Ministero: ciò assicura la totale tracciabilità.

Gli organismi di controllo italiani

Gli organismi nazionali che possono effettuare i controlli e la certificazione delle produzioni biologiche sono, come già detto, tredici, riconosciuti con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Sono sottoposti a loro volta al controllo dello stesso ministero e delle regioni. Ognuno di questi organismi ha un codice identificativo che deve essere riportato nell’etichetta dei prodotti biologici, preceduto dalla sigla IT insieme al codice dell’azienda controllata, il numero di autorizzazione e la dicitura organismo di controllo autorizzato con i relativi riferimenti normativi.

Esistono tre tipi di prodotti da agricoltura biologica: il primo tipo riguarda prodotti con almeno il 95% degli ingredienti provenienti da agricoltura biologica; il secondo raggruppa prodotti con almeno il 70% . In questo caso il riferimento all’agricoltura biologica non si potrà fare nella denominazione di vendita, ma solo nell’elenco degli ingredienti. La terza tipologia sono i prodotti in conversione. Per questi ultimi è obbligatoria la dicitura prodotto in conversione all’agricoltura biologica. La Ue ha adottato un marchio per identificare i prodotti con almeno il 95% degli ingredienti provenienti da agricoltura biologica. Per ora il marchio europeo è facoltativo, quindi, se si vuole avere la certezza che il prodotto sia ottenuto con metodo biologico, è opportuno controllare che l’etichetta esponga il riferimento a uno tra gli organismi di controllo operanti in Italia.

La bioagricoltura in Europa

L’agricoltura biologica risulta ancora in espansione a livello internazionale, anche se a tassi più contenuti rispetto agli scorsi anni, sia sul fronte della domanda che dell’offerta. Il mercato mondiale sta continuando a crescere (+1,3% nel 2012) ed è valutato in circa 50 miliardi di euro. Il valore del mercato si concentra in gran parte in Nord America e in Europa, mentre è più basso o molto più basso nei continenti dove risiedono le superfici più ampie. Nel 2012 anche in Europa risultano in crescita, con percentuali superiori alla media mondiale, sia le superfici che il fatturato, entrambi in aumento del 6%. Il Paese in cui la dimensione del mercato si è rivelata più importante è la Germania con un giro d’affari nazionale di poco più di 7 miliardi di euro, seguita dalla Francia (4 miliardi) e dal Regno Unito (1,95 miliardi). Segue al quarto posto l’Italia con circa 1,9 miliardi di valore del mercato interno (3,1 se si considera anche l’export) e un peso sul valore totale del mercato europeo bio dell’8%. Risultati questi, sia pur non supportati da un’elevata spesa pro-capite, che discendono da un buon andamento nel nostro paese sia della domanda interna che di quella estera. In quest’ultimo caso i flussi rilevanti di prodotti bio che sono inviati all’estero hanno permesso di collocare l’Italia nelle primissime posizioni a livello mondiale. Secondo i dati dell’Unione europea il mercato dei prodotti biologici è trainato da una domanda in crescita costante.

Negli ultimi anni nell’UE il mercato biologico si è sviluppato in maniera significativa fino a raggiungere 19,7 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 9% nel 2011. Parallelamente, nel corso dell’ultimo decennio, il numero di produttori biologici e la superficie adibita alla produzione biologica sono aumentati a ritmo sostenuto. Ogni anno nell’Unione europea 500 mila ettari di terreno agricolo vengono convertiti al biologico. Nel periodo 2000-2012, la superficie biologica totale è aumentata annualmente in media del 6,7% e si prevede che raggiungerà i 9,6 milioni di ettari, pari al 5,4% della superficie agricola utilizzata in totale nell’UE. Anche l’acquacoltura biologica è in rapida crescita, soprattutto in seguito all’introduzione della normativa UE nel 2009. Come riporta il Piano d’Azione 2014 “il settore biologico deve affrontare una sfida globale: da un lato garantire la continua crescita della domanda e dell’offerta, dall’altro continuare ad assicurarsi la fiducia dei consumatori. È essenziale garantire sia la credibilità del sistema sia il suo valore aggiunto, in una prospettiva a lungo termine”. L’obiettivo del Piano d’Azione è di sostenere la crescita del settore, grazie anche alla prossima modifica del quadro normativo, esplorando in particolare nuove vie a medio e lungo termine che consentano di ottenere soluzioni alle sfide poste dalla domanda e dall’offerta. Il regime di produzione e di controllo nel settore biologico è stato creato nel 1991 per un mercato di nicchia, caratterizzato da un numero limitato di consumatori e produttori. I recenti sviluppi nell’offerta e nella domanda indicano che è giunto il momento di adeguare il regime dell’Unione in materia di agricoltura e di alimenti biologici. Una sfida importante consiste nell’espandere la domanda e nel soddisfarla senza mettere a repentaglio la fiducia dei consumatori nei principi dell’agricoltura biologica e nella qualità dei prodotti biologici. Uno dei propositi dell’Ue è anche quello di ridurre e semplificare gli oneri amministrativi e incrementare la tracciabilità dei prodotti biologici, utilizzando un sistema elettronico di certificazione visto che i comportamenti fraudolenti e le violazioni intenzionali rappresentano uno dei principali fattori in grado di pregiudicare la fiducia dei consumatori.

La bioagricoltura in Italia

Secondo i dati del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali - e pubblicati nel documento Bio in cifre - al 31 dicembre 2013 risulta che gli operatori del settore in Italia sono 52.383 di cui 41.513 produttori esclusivi, 6.154 preparatori esclusivi (comprese le aziende che effettuano attività di vendita al dettaglio), 4.456 che effettuano sia attività di produzione che di preparazione, 260 operatori che effettuano attività di importazione.

Rispetto ai dati riferiti al 2012 si rileva un aumento complessivo del numero di operatori del 5,4%. La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede, come per gli anni passati, la Sicilia seguita dalla Calabria tra le regioni con maggiore presenza di aziende agricole biologiche; mentre per il numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore la leadership spetta alla Toscana seguita da Emilia Romagna e Puglia. La superficie coltivata secondo il metodo biologico, risulta pari a 1.317.177 ettari, con un aumento complessivo, rispetto all’anno precedente, del 12,8%.

I principali orientamenti produttivi sono i pascoli, il foraggio e i cereali. Segue, in ordine di estensione, la superficie investita ad olivicoltura. Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali specie allevate, i dati evidenziano rispetto allo scorso anno un aumento consistente. Nonostante la crisi economico-finanziaria, il mercato italiano del bio continua a crescere, confermando una dinamica positiva in atto ormai dal 2005. Sulla base delle elaborazioni Ismea dei dati del Panel famiglie Gfk-Eurisko, nei primi cinque mesi del 2014 gli acquisti domestici di biologico confezionato presso la GDO (Grande Distribuzione Organizzata)sono aumentati del 17,3% in valore rispetto ai primi cinque mesi del 2013, mentre nello stesso periodo la spesa agroalimentare è risultata in flessione (-1,4%). Il consistente incremento del biologico, risulta essere il più alto degli ultimi dodici anni, solo nel 2002 vi era stato un aumento più elevato. Nonostante si riferisca comunque soltanto ad un periodo di cinque mesi, tale crescita dipende da una serie di fattori come l’aumento del numero di referenze e della profondità di gamma dei prodotti bio nella GDO, l’introduzione nella stessa di nuove linee di prodotto che negli anni passati non erano presenti, segnali positivi dal mercato che hanno indotto ad offrire questi prodotti, l’introduzione di nuove private label bio anche nei discount.

Il comparto biologico sembra quindi ancora andare in netta controtendenza rispetto al settore food nel suo complesso, mostrando un promettente tasso di incremento che apre speranze su un possibile ampliamento della quota di mercato nell’ambito dei consumi nazionali. Nell’analisi per categoria, la dinamica dell’anno in corso è dipesa in modo particolare dai forti aumenti fatti registrare dalla pasta, dal riso e dai sostituti del pane e dalla categoria zucchero, caffè e tè.

Significativa la crescita del consumo di alimenti biologici nelle scuole italiane: secondo una recente ricerca Nomisma/Pentapolis, le mense sostenibili sono aumentate, in cinque anni del 50%, con quasi 1,2 milioni di pasti bio consumati annualmente. Il biologico cresce nonostante la crisi. La necessità di tagliare sui costi della spesa ha portato i consumatori italiani a stringere un stretto un patto con i produttori: i Gas, gruppi di acquisto solidali, cioè amici o colleghi che vanno a comprare in campagna e dividono cassette di frutta e verdura che fanno l’acquisto diretto nelle fattorie bio, registrano infatti un aumento costante. 

C’è inoltre una consapevolezza crescente dell’importanza del cibo per la salute. Il prodotto biologico rappresenta l’ideale tipo del prodotto salubre, con esclusione di prodotti chimici di sintesi, l’uso esclusivo di fertilizzanti naturali, il bando degli Ogm. Intercetta inoltre una crescente sensibilità alle problematiche ambientali: è espressione di una agricoltura che non ha un rapporto predatorio con la terra, non la avvelena, si fonda su una rotazione delle culture, garantisce la biodiversità e usa tecniche agronomiche idonee. I record ormai consolidati del settore si stanno inoltre trasformando in una forte spinta per l’export: l’Italia ha conquistato la leadership in Europa per le esportazioni di prodotti biologici con un volume d’affari di oltre un miliardo di euro, prova che il bio non è solo alimentazione ma anche cultura, territorio, innovazione, sostenibilità, etica.

L’Agricoltura Biologica e i produttori dei Sud del mondo

Per il commercio equo e solidale il biologico rappresenta qualcosa di più che una certificazione, ma un valore e un impegno più ampio. Il biologico è rispetto della terra e dell’uomo, dinamiche di relazioni, ricerca del buon vivere e cura dell’alimentazione.

Per i piccoli gruppi di coltivatori dei Sud del mondo, da cui provengono i prodotti bio presenti nei circuiti del commercio equo, l’agricoltura biologica era una pratica diffusa aldilà della certificazione. Gli agricoltori - che riescono a produrre per i circuiti del commercio equo anziché per le grosse multinazionali figlie della rivoluzione verde - lavorano la terra tradizionalmente e sono portatori di pratiche indigene secolari. Nel loro modo di operare non c’è utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, anche per una questione di costi. Per queste comunità agricole la terra non è un’entità estranea da sfruttare il più possibile, ma è una Pacha Mama, una Madre Terra, da rispettare perché da essa dipende la sopravvivenza e quella delle generazioni future. Alcune aziende e cooperative che lavorano nel commercio equo sostengono i produttori nei Sud del mondo verso la conversione alle colture bio, un passo avanti verso la sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Oltre al rispetto dei normali principi del commercio equo come il rispetto dei diritti dei lavoratori, la promozione di un ambiente lavorativo sicuro e dignitoso, le pari opportunità, la tutela dei minori, chi coltiva biologico ha diritto al premio bio, cioè il pagamento di un sovrapprezzo per prodotti da agricoltura biologica. Il consumatore ha la certificazione che dà la garanzia di prodotti OGM free e utilizzo esclusivo di fertilizzanti naturali, nonché la tutela della salute del lavoratore che non opera a contatto con fertilizzanti chimici. Questi prodotti garantiscono la tracciabilità, cioè la corretta informazione sulla provenienza degli ingredienti utilizzati, la qualità delle materie prime selezionate nei luoghi d’origine favorendo così lo sviluppo di risorse rinnovabili, la biodiversità e la salvaguardia delle specie botaniche originarie e delle varietà autoctone. 

Bioagricoltura e globalizzazione

Le coltivazioni biologiche consumano meno energia e, permettendo lo sviluppo microbiologico del suolo, ne mantengono le qualità produttive. Uno studio svizzero ha messo a confronto agricoltura convenzionale, integrata, biologica e biodinamica, e ha evidenziato piccoli cali di produzione nella produzione biologica, a fronte di un risparmio energetico dal 20 al 56 per cento. Per un settore, quello agricolo, che è definito primario proprio perché in grado di produrre energia (oggi invece, con la quasi totale industrializzazione che fa forte ricorso alla meccanizzazione e all’impiego di prodotti chimici, ne consuma più di quella che produce), si tratta di risultato importante e da prendere in seria considerazione.

Questo è solo un aspetto del problema. Oggi i veleni dell’agricoltura arrivano in tavola. Le analisi di Asl e Agenzie per la protezione ambientale ci informano che su oltre 7.500 campioni di frutta e verdura analizzati, il 50 per cento risulta contaminato da pesticidi. Se i livelli dei singoli pesticidi sono spesso al di sotto dei limiti di legge, il loro cocktail può avere effetti imprevedibili. La consapevolezza di questo stato delle cose da decenni ha innescato un movimento sempre più ampio per il ritorno all’agricoltura sana, pulita, biologica. Un movimento non solo economico e produttivo, con le battaglie per poter commercializzare il biologico considerato a lungo fuori dalle regole, ma anche culturale, per il riscatto della cultura contadina, dei suoi valori, delle sue conoscenze, dei suoi saper fare. Oggi i consumatori sono sempre più consapevoli che l’esistenza di un Regolamento sul biologico e di un settore produttivo vitale sia in larga parte il frutto della spinta prodotta dal movimento. Ora però entrambi hanno acquistato autonomia. Quando è nato il regolamento Ue l’unica lobby che cercava di condizionarne i contenuti era quella delle associazioni degli agricoltori biologici. Oggi a quella degli agricoltori si è aggiunta quella degli organismi di controllo, quella dell’industria di trasformazione: anche i consumatori hanno acquistato sempre più consapevolezza del potere che hanno sempre avuto. Oggi è il movimento a dover riacquistare spazio e autonomia con i suoi contenuti sociali, culturali e politici fondandoli su questa nuova realtà.

Bioagricoltura e Sovranità Alimentare

Uno degli aspetti più interessanti della bioagricoltura è la sua relazione con i movimenti che si battono per la Sovranità Alimentare, un concetto introdotto dalle grandi campagne condotte dalle organizzazioni dei contadini per lo più sud americani. Il diritto alla Sovranità Alimentare ribadisce l’esigenza del controllo politico che un popolo deve poter avere nella produzione e nel consumo degli alimenti. In sostanza, la sovranità alimentare dovrebbero averla tutti i Paesi del mondo, specialmente quelli più poveri, per decidere in libertà e in assoluta autonomia la propria politica agricola ed alimentare, sulla base delle proprie necessità, in accordo con le organizzazioni degli agricoltori e dei consumatori.

Questo dovrebbe ribaltare il sistema che nei Sud del mondo è basato principalmente sul land grabbing, l’accaparramento delle terre da parte delle multinazionali e dalla dipendenza imposta da queste ultime per l’acquisto annuale delle sementi indispensabili per le coltivazioni. Il movimento raggruppa un ampio schieramento di organizzazioni sociali e non governative intorno all’idea che agricoltura e alimentazione debbano godere di una sollecitudine continua e di un’attenzione che va molto oltre la dimensione settoriale, essendo a loro ancorato il concreto esercizio di diritti fondamentali.

Il Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare (CISA)si impegna a lavorare alla promozione della sovranità alimentare: esso richiama, richiede ed orienta la definizione di politiche economiche, agricole e ambientali capaci di tutelare i diritti umani fondamentali contemplando sia i diritti individuali che quelli collettivi. Elementi caratteristici sono l’elaborazione e l’implementazione di politiche partecipate e valutate dalle forze sociali, a partire da quelle che hanno come mandato la promozione dei diritti umani, del lavoro e dell’intraprendere economico, e che si battono per la difesa dell’ambiente, la sostenibilità ecologica e sociale dei sistemi agro-ambientali, il consumo responsabile e la solidarietà internazionale. Secondo il CISA, in una regione quale quella europea, tali politiche producono inevitabilmente ampi riflessi planetari sulla sicurezza alimentare, sullo sviluppo rurale e sulle scelte e i comportamenti alimentari globali. La strada finora percorsa dall’Unione Europea, prima potenza agroalimentare del pianeta, ha generato disparità di benefici tra i suoi cittadini, espulsione dalle campagne, diffusi problemi ecologici, dumping sui mercati dei paesi terzi, numerosi allarmi sanitari frutto di una industrializzazione dei processi produttivi e di concentrazione economica nella filiera. È opinione comune che sia arrivato il tempo di un cambiamento di rotta fondato sul rispetto dei vincoli ambientali e climatici, sul mantenimento delle comunità rurali e agricole attraverso la garanzia di redditi dignitosi, sulla solidarietà con le comunità agricole del resto del pianeta e sul diritto al cibo dei cittadini europei e del mondo intero, e in tutto questo la bioagricoltura potrebbe avere un ruolo da protagonista.

Conclusioni

Le associazioni di agricoltori biologici, ma anche di consumatori responsabili, tecnici, ricercatori perseguono l’obiettivo di contribuire, attraverso l’agricoltura biologica, alla definizione di un diverso modello di sviluppo agricolo e della società nel suo insieme, ecologicamente e socialmente più sostenibile. Il settori che ruotano intorno al biologico dovrebbero sviluppare una comunicazione adeguata per intercettare sempre più consumatori, sfatando i miti dei prezzi cari e della brutta immagine dei cibi bio. Secondo l’AIAB - una delle più grandi associazioni che si occupano di bio - é necessaria una buona alleanza fra agricoltori e consumatori, per avere un’agricoltura che produca cibi buoni, sani, che rispettino l’ambiente e favoriscano una giustizia sociale. L’agricoltura biologica, si candida a dare un contributo essenziale alla costruzione di un’alternativa complessiva all’attuale modello di produzione agricola e di sviluppo rurale, concentrandosi sulla sovranità alimentare e il chilometro zero, e offrendo una valida alternativa al nuovo modello delle colture geneticamente modificate. La promozione della vendita diretta nelle aziende e di ogni forma di commercializzazione è fondamentale per ridurre le distanze fra produttore e consumatore, così come la creazione di una rete di aziende che svolgono il ruolo di Fattorie didattiche per le scuole o iniziative come PrimaveraBio e BioDomenica, rappresentano momenti importanti di incontro fra produttori e consumatori fondamentali per educare a un consumo più responsabile e a un’agricoltura sostenibile.

Tabelle e dati

Rapporto SINAB Bio in cifre 2014 

Bibliografia

R. Zanoli, Le politiche per l’agricoltura biologica in Italia. Casi di studio nazionali e regionali, Franco Angeli 2007

Davide Pierleoni, Sergio Benedetti, Roberto Burattini, Agricoltura biologica. Norme e regolamenti. Sistemi di gestione e certificazione delle produzioni agroalimentari Il Sole 24 Ore Edagricole 2006

Eloisa Cristiani, La disciplina dell’agricoltura biologica fra tutela dell’ambiente e sicurezza alimentare, Giappichelli 2004

Gino Girolomoni, Alce Nero grida. L’agricoltura biologica, una sfida culturale, Jaca Book 2002

Vandana Shiva, Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica, Bollati Boringhieri 1995

Daniele e Gianfranco Zavalloni, A scuola di ecologia nelle fattorie didattiche biologiche, Bio Bank by Egaf Edizioni 2001 

Istituzioni e campagne

Agricoltura dell’Unione Europea

Sezione dedicata all’agricoltura biologica dell’Unione Europea

Ministeo Politiche agricole e Forestali

Sistema d’informazione nazionale agricoltura biologica  

Associazione Nazionale Agricoltura Biologica

Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica

Bioagricoop

Associazione per l’ agricoltura biodinamica

Elenco degli Agriturismi Bioecologici

Sezione del sito Altromercato dedicata al biologico

Portale Bio Bank - notizie, dati, campagne, associazioni, aziende, approfondimenti sul biologico

Sezione sull’agricoltura biologica della Coldiretti

Sezione dell’Unione Nazionale Consumatori dedicata alla sicurezza alimentare

Genuino Clandestino

Campi aperti

Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona, aggiornata ad ottobre 2014

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Bioagricoltura" di Unimondo: www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Bioagricoltura.

Video

Bioagricoltura: da RaiTre - Report