Botswana: boicottare il turismo!

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Foto: Survival

 

L’associazione umanitaria per i diritti dei popoli indigeni Survival International ha lanciato un appello ai turisti di tutto il mondo: “Boycottiamo il turismo in Botswana fino a quando il governo non avrà messo fine alla sua brutale campagna persecutoria contro i Boscimani del Kalahari”.

L’appello è arrivato in concomitanza con la Giornata Mondiale del Turismo dello scorso 27 settembre e poco prima dalle celebrazioni per l’indipendenza dal Regno Unito raggiunta nel 1966 previste il 30 settembre; ricorrenze che il Botswana sta utilizzando per “promuovere la diversità culturale e l’ospitalità” della sua popolazione.

Ma la situazione della minoranza è tutt’altro che “promossa”. Sono tredici anni che i boscimani, (dalla traduzione inglese “banditi” e “fuorilegge”), vivono con la minaccia della deportazione. Agli inizi degli anni ottanta nelle loro terre vennero scoperti i diamanti e nel 1986 le autorità governative misero in atto strategie volte a costringerli ad abbandonare quell’area. Nel 1997 furono effettuate le prime operazioni di sgombero a cui ne seguirono altre nel 2002 e nel 2005. In tali occasioni, secondo il WWF, il governo sfrattò i Boscimani dalla Central Kalahari Game Reserve (CKGR), sigillando anche il pozzo che si trovava nelle loro terre ancestrali e che costituiva la loro unica fonte d’acqua.

Ora, anno Domini 2010, siamo di fronte all’ennesima “pulizia etnica” per far posto ad una nuova rendita sicura: il turismo. I viaggi in Botswana non sono di quelli che si fanno zaino in spalla e non si dorme in campeggi di fortuna. Bensì in strutture di sharm e dal gusto sofisticato, come il resort di lusso della “Wilderness Safaris”, dotato cinicamente di bar e piscina. Survival International, infatti, ha rivelato che “è stata autorizzata l'apertura di un lussuoso complesso turistico con piscina e lo scavo di nuovi pozzi per abbeverare gli animali selvatici, ma non i boscimani”. Inoltre esistono buone probabilità che il governo accorderà in un prossimo futuro alla Gem Diamonds l’autorizzazione ad estrarre diamanti presso una delle comunità boscimani.

Così, “nonostante i boscimani abbiano vinto un processo storico con cui si sono visti riconoscere il diritto legale di fare ritorno alle loro case - puntualizza Stephen Corry, direttore Generale di Survival International - il governo sta cercando di cacciarli dalla riserva con la fame e la sete vietando loro l’accesso all’acqua e al cibo”. Le autorità, come nel 2002, hanno nuovamente cementato i pozzi dai quali i boscimani attingevano l'acqua. In aggiunta, hanno imposto il divieto di caccia anche per ragioni di sostentamento.

La storia del pozzo e dei divieti di caccia sono però soltanto alcune tra le tante occasioni per sottolineare la speciosità di una strategia vecchia di secoli, volta a sfrattare i boscimani dalle loro terre ancestrali. Il governo non ha mai smesso di ostacolare il ritorno a casa dei boscimani costringendoli a lunghi pellegrinaggi alla ricerca dell’acqua, arrestando coloro i quali per sfamare le proprie famiglie violino il divieto di caccia e confiscando le greggi che i boscimani portano con sé al momento di ritornare alle proprie terre.

L'operato del governo è stato criticato sia dalle Nazioni Unite, che hanno riconosciuto come oggi i boscimani devono affrontare “condizioni di vita dure e pericolose a causa della mancanza di acqua”, sia dalla Commissione per i Diritti dell’Uomo e dei Popoli dell’Unione Africana. Anche il vescovo Desmond Tutu ha diffuso un video messaggio a sostegno dei boscimani e oltre trenta vincitori del Right Livelihood Award, noto come "Premio Nobel Alternativo", hanno firmato una lettera aperta al Presidente del Botswana Ian Khama, sollecitandolo a permettere ai boscimani del Kalahari di accedere all'acqua.

L’appello di Survival, del resto, non lascia dubbi, ne sulla problematica, ne tanto meno sugli interlocutori responsabili delle deportazioni. “Il presidente del Botswana Ian Khama, che siede nel direttivo di Conservation International e ha stretti legami personali con Wilderness Safaris, ha descritto lo stile di vita dei Boscimani come ‘un’arcaica fantasia’ e contemporaneamente, l’amministratore delegato della Wilderness Safari, Andy Payne, ha dichiarato che ‘tutti i Boscimani che chiederanno un bicchiere d’acqua, potranno averne uno’”.

“Se l’Alta Corte ha stabilito che abbiamo il diritto di vivere sulla terra dei nostri antenati - ha commentato Jumanda Gakelebone portavoce dei boscimani - questo significa anche che abbiamo il diritto di bere la nostra acqua. È assurdo vedere gli animali e i turisti che visitano le nostre terre bere finché vogliono, mentre noi moriamo di sete [...] Come ogni altro essere umano non possiamo vivere senz'acqua e senza terra. Noi boscimani vogliamo ci venga riconosciuto un nostro diritto umano fondamentale”.

“È ovvio che per motivi economici il presidente del Botswana non ha mai perdonato ai Boscimani di aver fatto ritorno alle loro terre ancestrali e sta ora facendo di tutto perché subiscano ripetute e continue persecuzioni” ha concluso Corry, tanto che “negli ultimi anni, il Botswana è diventato uno dei luoghi più ostili del mondo per i popoli indigeni”. E se ai Boscimani viene negata l’acqua nelle loro terre mentre vengono inaugurate piscine nei resort, “beh, allora gli stranieri dovrebbero chiedersi seriamente se possono accettare di sostenere questo regime visitando il paese e acquistando nei suoi negozi di gioielli”. [A.G]

 

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