USA-Sudan: fine delle sanzioni, ma i diritti umani?

Khartoum (Foto: Stefano Turrini)

Nella giornata di sabato 7 ottobre 2017, sono stati in molti a scendere per le strade di Khartoum. Uomini e donne d’ogni età hanno sventolato la bandiera nazionale del Sudan assieme a quella degli Stati Uniti d’America. Il motivo? L’amministrazione Trump ha cessato molte delle sanzioni economiche nei confronti del Sudan in vigore dal 1997. La decisione è stata accolta positivamente, tanto dalla popolazione quanto dal governo che, però, chiede agli USA di essere più coraggiosi. Il Sudan compare ancora sulla lista nera degli stati ‘sponsor del terrorismo’ (ora assieme a Iran e Siria): ciò implica divieti sulla compravendita di armi e restrizioni sulla possibilità di ricevere aiuti finanziari. Ad ogni modo qualcosa è cambiato nella relazione tra i due Paesi. Gli USA hanno deciso di ammorbidire la loro posizione nei confronti di Khartoum al fine di promuovere una collaborazione su temi quanto mai scottanti: pace e sicurezza internazionale; lotta all’immigrazione illegale e ai trafficanti; lotta al terrorismo. La scelta dell’amministrazione Trump non è stata un fulmine a ciel sereno. Da molti mesi ormai era in atto uno sforzo diplomatico in tale direzione. Fu Obama, agli sgoccioli del suo mandato, a premere per un avvicinamento diplomatico tra i due Paesi. Nello scorso gennaio infatti, l’amministrazione Obama riuscì a limitare temporaneamente alcune sanzioni nei confronti del Sudan. Alcuni mesi sarebbero dovuti però passare per una decisione finale. Quel momento è ormai giunto. Va fatta notare un’ultima cosa: non tutti si rallegrano del venir meno delle sanzioni. I gruppi impegnati nella difesa dei diritti umani in Sudan – che costituiscono una lobby rilevante nello scenario politico americano – sono tra questi. Non è un caso: si ricordi come il Presidente del Sudan, Omar H. A. al-Bashīr, sia stato accusato di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale (CPI) a seguito del conflitto in Darfur. Tra chi non si rallegra, vi sono anche quei politici che sostengono come le sanzioni abbiano positivamente influenzato l’agenda politica di Khartoum. Già nel 2015, in un rapporto delle Nazioni Unite, si poteva però leggere come fosse evidente che le sanzioni non avessero conseguenze sulle élite governative, ma invece minacciassero la piccola imprenditoria nazionale e la gente comune. Sarà interessante osservare come la realtà sudanese andrà evolvendo.

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