Ouagadougou: la quiete dopo la tempesta?

La pasticceria Aziz-Istanbul il giorno dopo gli attentati del 13 agosto (fonte: imatin.net)

13 agosto. Ore 21. Ouagadougou. Stessa Avenue di un anno e mezzo fa. Siamo ancora sulla Kwame Nkrumah, una delle strade più animate della capitale, punteggiata di bar, ristoranti, discoteche, alberghi; frequentata dai burkinabè che se lo possono permettere e dai turisti senza distinzioni di nazionalità. L'anno scorso, il 15 gennaio, è toccato all'hotel Splendid e al Café Cappuccino, quest'anno al Café Aziz-Istanbul. Letta dalle insegne dei locali non sembra una questione religiosa, come spesso si è portati a pensare. Il primo attacco si poteva anche iscrivere in questa lotta contro il "mondo occidentale" e le sue manifestazioni culturali e religiose, rivendicato infatti da gruppi armati legati ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI); ma il secondo si spiega meno con la logica dello scontro religioso. Banalmente la tesi sostenuta da molti si smentisce nella capitala africana. 

Ho letto dell'attentato su Facebook, prima delle ore 6. Il post era di un amico giornalista che si occupa di Africa. Al momento ho pensato si trattasse di una ripubblicazione di un post dello scorso anno. Ogni tanto il social chiede di ripubblicare dei ricordi. Ma non era il caso. Ouagadougou era stata nuovamente presa di mira, i morti erano tanti e alle prime ore del giorno 14 ancora non si sapeva se i due assalitori fossero stati presi. Poche righe nella stampa internazionale...

Alle ore 9 è partita la telefonata verso il Burkina. Perché lì oltre agli interessi lavorativi ci sono anche quelli affettivi e familiari. Percepisco incredulità e smarrimento. Poi il silenzio. Sembra non ci sia nulla da dire perché queste azioni sembrano essere senza spiegazioni soprattutto quando vengono vissute da vicino. La prossimità influenza i sentimenti e li trasforma, come pure la lontananza. Le notizie però non corrono neppure in loco o corrono lentamente.

La gente comunque parla, anche con poca discrezione. C'è chi sostiene sia il prezzo da pagare per anni di coinvolgimento nelle pratiche di mediazione dei conflitti nella macroarea che hanno visto direttamente impegnato l'ex presidente Blaise Compaoré. Soprattutto nel caso del primo attentato si ritiene fosse una rivendicazione contro uno Stato che ospitava ed ospita diverse strutture occidentali antiterrorismo, ad esempio le forze speciali francesi, impegnate nella guerra in Mali. Sotto i riflettori, quindi, il precedente regime di Blaise Compaorè che era stato spesso accusato di ospitare persone dell'area jihadista, ma anche di fare affari con loro. C'è chi infatti sostiene che la strana alleanza tra il regime dell’ex presidente e i gruppi estremisti non escluda un coinvolgimento di Compaorè in questi attacchi.

Altri invece la vedano come una regolazione di conti tra paesi, una sorta di trasferimento di un conflitto internazionale nella terra degli uomini integri. I paesi coinvolti sarebbero il Libano e la Turchia. Le due strutture, l'hotel Spendid e la pasticceria Aziz-Istambul sono infatti di proprietà rispettivamente di una famiglia di origini libanesi la prima e di turchi la seconda. 

Al di là delle chiacchiere della strada, delle analisi dei media e dei politici, delle ipotesi, la città si è messa in marcia sabato 19 agosto: una marcia "bianca e silenziosa" per rendere omaggio alle vittime. Centinaia i partecipanti che nella mattina di sabato scorso si sono riuniti al centro della città per camminare lungo l'avenue Kwame Nkrumah. Ougadougou e il Burkina Faso sono stati attaccati, ma mai cadranno: resteranno in piedi per dire "no alle barbarie cieche alimentate da chi ha perso la fede e la propria umanità". Lo hanno affermato all'unanimità le autorità consuetudinarie, le comunità protestante, cattolica e mussulmana. Questo è il Burkina che conosco. Fiero, sempre pronto a lottare per le ingiustizie e contro le atrocità.

Scorcio della marcia silenziosa del 19 agosto a Ouagadougou (foto: http://news.aouaga.com)

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