La tratta di esseri umani in Portogallo

 Il Portogallo è un paese di transito, origine e di destino per le vittime della tratta, nella maggioranza con lo scopo di sfruttamento sessuale e   lavorativo (46%). Le vittime identificate provengono dall’ex colonie portoghesi come Brasile e Mozambico, ma anche dell’Est dell’Europa, da paesi come Romania, Croazia e Bulgaria oppure da altri paesi come la Nigeria e il Ghana.

In questo momento il Portogallo ha l’osservatorio nazionale della tratta, che fa il monitoraggio delle possibili vittime della tratta, attraverso un sistema informatico condiviso tra associazioni e autorità, che lavorano sul campo e identificano la possibile vittime attraverso dati come l’età, nazionalità, etc…  

Con questo mezzo, l’osservatorio riesce ad indentificare circa di 200 possibili vittime ogni anno, però soltanto alcune decine di esse sono riconosciute come vittime della tratta: la maggioranza sono di nazionalità portoghese, sfruttati nel campo della edilizia e agricoltura in paesi come Lussemburgo e Spagna. Nel 2012 sono stati identificati 40 portoghesi, uomini, come vittime di tratta.

Il Portogallo ha un numero molto ridotto di sentenze dei trafficanti di uomini: per esempio, nel 2011, soltanto 6 trafficanti sono stati condannati. Per questo, il Gruppo GRETA (gruppo del consiglio Europeo, di esperti anti tratta) ha criticato il Portogallo per il suo modo di per seguire i trafficanti, per lo più condannati per il reato di sfruttamento della prostituzione, ma non per il reato di tratta.

Nel rapporto del Gruppo GRETA del 2013,  il Portogallo è anche criticato per la mancanza di partecipazione delle Ong nella implementazione e pianificazione delle misure contro la tratta, per la mancanza di compensazione alle vittime e della confisca dei beni ai trafficanti.

Il governo portoghese,  al di là del sistema di monitoraggio,  cerca anche di combattere la tratta in Portogallo attraverso campagne di sensibilizzazione e informazione sulla tratta, come la campagna “Cuore Azzurro” non solo per il fenomeno presente sul territorio, ma anche per i portoghesi che decidono di immigrare. Il governo ha anche un percorso di formazione alle autorità sul fenomeno e l’anno scorso, per la prima volta, è sorta la prima casa di accoglienza per uomini vittime di tratta.

Nello stesso tempo, il governo ha riconosciuto dentro al fenomeno della tratta altri tipi di sfruttamento, come piccoli crimini, borseggio e accattonaggio. Ciò è avvenuto dopo la scoperta di gruppi di uomini, di nazionalità rumena, costretti a rubare in case private e anche ad effettuare borseggi.

In Portogallo, le vittime possono anche ricevere il permesso di soggiorno, se entro 60 giorni, decidono di partecipare nella identificazione e nel processo di riconoscimento del loro sfruttatori.  Nel 2012 29 vittime hanno ricevuto questo permesso.

In conclusione, Portogallo ha iniziato più attivamente a combattere la tratta dal 2007, non solo con la costituzione dell’osservatorio nazionale contro la tratta e con il piano nazionale di lotta contro questo sfruttamento, formando una squadra di esperti. Ma gli sforzi non sono ancora sufficienti.

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