Anch’io ho votato a Parigi

Domenica 23 marzo, una domenica come le altre, in una Parigi dal tempo instabile, la primavera avanza, ma l’inverno non vuole lasciarle spazio. Io e Simone ( il mio PACS, come lo chiama la mia mamma, eh si perché in questo Paese, le coppie di fatto sono riconosciute insieme ai loro diritti…e doveri) prendiamo la nostra bici e con entusiasmo ci rechiamo al seggio elettorale per votare il prossimo sindaco di questa città. La sfida è tra due donne, Anne Hidalgo, attuale vice sindaca, candidata del Partito Socialista e Nathalie Kosciusko-Morizet candidata dell’UMP, partito di destra francese. Due donne (per noi Italiani già abbastanza strano da concepire) due visioni del mondo e della gestione di una metropoli diverse. Ma non è di loro che vi voglio parlare oggi.

Domenica infatti ho sperimentato un nuovo metodo di voto: la legge elettorale in vigore è particolare per i comuni di Parigi, Lione e Marsiglia, le tre città più grandi di Francia, sole ad avere i cosiddetti “arrondissement”. Il sindaco, è eletto ogni sei anni in maniera indiretta dai cittadini, che votano in realtà il sindaco del’arrondissement dove sono residenti. Al seggio c’è un foglio per ogni candidato, l’elettore deve prendere minimo due fogli (giusto per salvaguardare il segreto del voto), gli viene data una busta grigia, con il logo della “République Française”, e al sicuro da occhi indiscreti (dietro una tenda, un po’ come succede in Italia) mette il foglio del candidato prescelto nella busta. Una volta uscito la busta è infilata in un recipiente di vetro e l’elettore firma il registro prima di uscire dal seggio, portandosi dietro, se vuole tutte le schede inutilizzate. Lascio a voi il tempo per pensare agli imbrogli che noi italiani avremmo già inventato per mettere a frutto tutte quelle schede buttate via cosi.

Ma soprattutto ho assaporato una bella sensazione di appartenenza a questa città che mi ha accolto più di cinque anni fa, certo tra mille difficoltà, ma anche mille gioie. La cittadinanza europea passa anche da qui: la possibilità di esprimere i propri rappresentanti nella città in cui si vive, esprimere la propria opinione e promuovere un’idea di mondo, di bene comune, di solidarietà, non solo nel Paese di origine, ma anche nel posto in cui si è deciso di passare una parte della propria vita.

Per il momento la sfida è aperta, per sapere come andrà a finire, appuntamento a domenica prossima: secondo turno, sperando che vinca la migliore.

Commenti

Parigi non è la Francia?

Ciao Sara,
mi pare che la capitale non abbia seguito la tendenza del resto del Paese. Che aria si respira lì?

Benvenuta Sara

Ciao Sara , benvenuta fra gli Unimonders, aspettiamo il tuo commento per il ballottaggio
Pierino

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