Tour Cavour: le domande a cui Ministeri e Ong imbarcate non rispondono

Un’intervista di Ennio Casale per il sito di “Popoli”, la rivista dei Gesuiti, mi ha offerto lo spunto per fare il punto della situazione sul Tour militare-commerciale-umanitario della Cavour. E per riproporre ai promotori dell’iniziativa (i Ministeri della Difesa, Esteri, Sviluppo economico, dei Beni culturali e del Turismo) e alle Ong imbarcate sulla portaerei alcune domande alle quali finora non hanno risposto. [G.B.]

«Ciò che vogliamo dire chiaramente è che in questa missione si mescolano troppi interessi diversi e contrastanti. Che cosa c’entrano le Ong con l’industria degli armamenti? Perché una portaerei militare deve trasformarsi in una fiera itinerante? Quali interessi strategici ha la Marina Militare?». Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo, punta dritto al cuore della missione che il 30° Gruppo navale sta compiendo intorno all’Africa. Un’operazione, di cui abbiamo parlato alla partenza, il 13 novembre e che dovrebbe concludersi il 7 aprile, alla quale hanno partecipato la portaerei Cavour, il rifornitore Etna, la fregata Bergamini e il pattugliatore Borsini. Sulle navi, oltre ai mille uomini di equipaggio, anche rappresentati di alcune importanti industrie italiane e personale di Ong (Fondazione Rava, Operation Smile e le infermiere volontarie della Croce Rossa). Ribattezzata «Il Sistema Paese in movimento», la missione ha già toccato i porti del Golfo Persico e dell’Oceano Indiano. Attualmente sta risalendo la costa atlantica dell’Africa.

Secondo indiscrezioni raccolte da Popoli.info, l’idea di questa iniziativa sarebbe nata nel 2013 al Meeting di Rimini, l’happening organizzato ogni anno da Comunione e Liberazione. Il ministro della Difesa, Mario Mauro avrebbe offerto ad alcuni imprenditori la possibilità di utilizzare la portaerei Cavour per promuovere i loro prodotti. Un fatto non nuovo, già in passato l’industria automobilistica e motociclistica nazionale avevano presentato nuovi modelli di vetture e di moto sull’ammiraglia della nostra Marina. Ma questo progetto è diventato via via più ambizioso. Sulle navi militari sono stati così imbarcati anche i campionari delle imprese degli armamenti e della cantieristica (Finmeccanica, Beretta, Fincantieri). L’operazione dovrebbe costare complessivamente una ventina di milioni di euro dei quali 7-8 a carico della Marina Militare e la restante parte coperti dagli sponsor-espositori.

I vantaggi per le aziende sono molteplici. «Non sappiamo quanti contratti siano stati siglati nelle scorse settimane - osserva Beretta. Sappiamo però che i Paesi toccati sono tutti di grande interesse per l’industria degli armamenti. Pensiamo solo al Golfo Persico, una delle aree che più sta investendo in armi. Qui è possibile piazzare non solo sistemi d’arma complessi, ma anche elicotteri, armi leggere, ecc. Tra l’altro, non è poi così difficile ottenere le concessioni per l’export in quest’area». Anche l’Africa subsahariana però può trasformarsi in un buon mercato. «Pensiamo a Paesi in forte crescita come Kenya, Sudafrica, Angola, Nigeria - continua Beretta -, offrono grandissime opportunità alle nostre aziende. Alcune di queste stanno addirittura pensando di trasferire produzioni in loco».
 
Questo aspetto commerciale sta influenzando la missione e, secondo gli esponenti delle organizzazioni pacifiste, sta minando anche la credibilità dello stesso personale militare. «Che i militari frequentino le fiere degli armamenti non è una sorpresa ed è anche logico - continua Beretta -. Ma che navi militari ospitino una fiera questo non è accettabile. Anzitutto perché c’è un palese conflitto di interessi. Quando verrà comperato un sistema d’arma lo si farà perché è funzionale o perché un ammiraglio sta progettando una carriera in qualche azienda degli armamenti? E poi la legge n.185/90 prevede che lo Stato controlli l’export di armamenti e promuova la riconversione dell’industria bellica, non che faccia del marketing». 
 
In questo contesto è stato molto pubblicizzato anche l’aspetto umanitario della missione. Gli spazi della portaerei Cavour (che ha anche strutture mediche molto sofisticate) sono stati utilizzati per operazioni chirurgiche in Kenya, Madagascar, Mozambico e Sudafrica. Altri ne sono stati programmati nelle prossime tappe in Ghana, Marocco e Algeria. «Che vengano aiutati i civili - commenta Beretta - è un dato positivo. Nessuno si sogna di contestare questi interventi. Tuttavia alle Ong che hanno partecipato alla missione chiediamo: un’operazione commerciale e militare è l’ambito giusto per portare avanti operazioni umanitarie? Se sì, come sarà possibile parlare di indipendenza della società civile? È questo groviglio di interessi che contestiamo e che non possiamo accettare».

Enrico Casale  Fonte: ©FCSF – Popoli

PS: Nei giorni successivi la Marina Militare ha "risposto" alle domande che la rivista Popoli gli ha inviato: ecco la "risposta" 

Commenti

Così va meglio, Sig. Beretta

Non ritornerò sull'argomento "tour della Cavour" perché lo ritengo ormai esaurito e anche perché è passato ormai parecchio tempo, e magari è superato perché se ne sta preparando un altro (ridiamoci su). Sarebbe auspicabile che in questo caso il governo si comporti in modo diverso (su questo sono d'accordo con Lei). Faccio solo osservare che non è esatto che io non avrei contestato le Sue critiche al tour: l'ho fatto soprattutto nel primo dei miei tre commenti. Un uomo politico del primo novecento, mi pare fosse Georges Clemenceau, presidente della repubblica francese, ebbe a dire che "la guerra è una cosa troppo importante per farla fare ai generali". Parafrasando questa espressione io dico che la pace è una cosa troppo importante perchè se ne occupino i pacifisti. Ma prendo atto con piacere che Lei asserisce di non aver mai detto che anche un euro speso per la difesa militare dell'Italia sarebbe sprecato e di non aver mai sostenuto il principio del disarmo unilaterale. Conseguentemente Lei non si riconosce nella parte più ottusa, ed antistorica oserei dire, del pacifismo. Bene, mi fa piacere, e se Le ho attribuito idee che non sono mai state Sue, me ne scuso. Non penso di sbagliare però se dico che queste idee appartengono a troppa parte del variegato mondo pacifista (la maggioranza?), che la difesa dei legittimi interessi del paese, anche armata quando purtroppo necessario, è argomento serio, che il pacifismo non può essere impugnato come arma demagogica, e che non esistono risposte facili e semplicistiche a problemi complessi.
La saluto con cordialità. Angelo Farina

In risposta (due) al sig. Farina

Gentile sig. Farina,
il problema delle armi italiane vendite per anni alla Libia (e che ho sempre puntualmente documentato su Unimondo, insieme a tante altre) indica appunto che in materia di esportazioni di armi non ci si può affidare al criterio del "probabilmente": si sono criteri molto chiari esplicitati nella legge italiana e nella Posizione Comune dell'UE che - se debitamente osservati - avrebbero prevenuto quelle esportazioni. Che non sono "vietate", perchè l'atteggiamento (questo sì pilatesco) dei nostri governi fa si che le vendite di armi siano vietate di fatto solo quando ci siano embarghi o specifici divieti internazionali: Le faccio un esempio per spiegarmi: c'erano gravi e reiterate violazioni dei diritti umani nella Libia di Gheddadi? Amnesty, Human Rights Watch e tutte le agenzie non governative li riportavano continuamente (e pure UNHCR) ma siccome "i competenti organi dell'ONU e dell'UE" (sottoposti ai veti incrociati) non hanno mai esplicitato queste violazioni, FORMALMENTE non esisteva alcun ESPLICITO divieto ad esportarle... e cosi l'Italia (e l'UE) ha continuano a rifornire di armi i peggiori dittatori.
La invito a rileggere tutti i miei articoli e a trovarne anche solo uno dove sostengo che "vanno abolite le FF.AA" o le "tecnologie militari" (armamenti): io sostengo che vanno impiegate solo ai sensi della nostra Costituzione che è molto chiara al riguardo (appena gli amici di Sarzana metteranno online il mio recente intervento glielo segnalo). Mai detto nemmeno che "vanno messe al bando" le armi convenzionali: io chiedo che ci siano regole (internazionali, europee e nazionali) rigorose e controlli indipendenti, efficaci e trasparenti su tutta questa materia (che non ci sono).

Circa l'atteggiamento del Governo: ognuno può giudicarlo come vuole, ma il fatto (e le parole dei ministri) parlano chiare: non essere andati ad accogliere la Cavour è stata una chiara presa di distanza (tardiva ma significativa) del nuovo governo (Renzi) nei confronti di un'operazione organizzata da alcune componenti del precedente governo (Letta) a partire dall'ex min. Mauro. Sul Tour della Cavour le ho già risposto; quando vedrò dei ministri metterci la faccia e presentare e discutere in parlamento queste operazioni (anzi "questa" operazione perchè è chiaro che è stato un "colpo di mano" di una parte del governo e loro amici industriali e armieri) ne ridiscuteremo. (Ma se vogliono invitarmi subito a discuterla io - come ho detto - sono pronto). Lei, però, non ha "contestato" nel merito le mie critiche radicali al Tour della Cavour: ha solo sostenuto che per lei "non è un problema", mentre io (e le nostre associazioni) lo abbiamo indicato nel dettaglio con una specifica lettera al Presidente della Repubblica.

Le segnalo, infine, che lei ha tutto il diritto di criticare le mie posizioni (possibilmente argomentando) ma non ha il diritto di farmi dire cose che non dico e che non ho mai detto: giusto due esempi. Lei "contesta fermamente" l'approccio pacifista irenista delle "anime belle" (cos'è la sua è brutta? E se si, sta bene con se stesso? O sono "anime brutte" quelle dei militari? come le divide?) "le quali ritengono che anche un solo euro speso dall'Italia per la sua difesa militare sia sprecato". Mi dice dove ho mai sostenuto questo? O dove è scritto in qualche documento di Rete Disarmo (con cui collaboro) o OPAL ecc.? O dove abbiamo mai sostenuto che l'Italia possa rinunciare "unilatelarmente" alla difesa militare? Come capirà, non è possibile rispondere ad una cosa che non ho mai detto: è come se le chiedessi di rispondere al perchè lei sostiene che le bombe nucleari stivate a Ghedi e Aviano siano rispettose del nostro dettato costituzionale Cosa che appunto lei non ha mai detto (e che quindi non deve "difendere")
Cordialmente: Giorgio Beretta

Ancora sulla missione della Cavour. Risposta al Sig. Beretta

Lei mi chiede se le armi destinate alla Libia, o alla Siria, o a paese simili, siano state affidate in buone mani. Probabilmente no, ma io ho detto proprio che è assolutamente necessario che la tecnologia militare sia venduta a paesi affidabili. Se questo non sempre avviene, il rimedio non può essere quello di abolire le forze armate e la relativa tecnologia. Sarebbe come mettere al bando le automobili per evitare gli incidenti stradali. Non le pare Sig. Beretta? Quanto al fatto poi che il governo si sia tenuto lontano dall'iniziativa del tour della Cavour, e che il ministro Pinotti abbia lamentato di non esserne stata fatta partecipe, ho tutta l'impressione che si tratti solo di atteggiamenti bassamente strumentali e di dichiarazioni pilatesche, non saprei neanche quanto rispondenti al vero, finalizzate unicamente ad accaparrarsi la benevolenza di qualche forza politica. Comunque io ho inteso commentare solo l'iniziativa del tour, contestando le critiche mosse da Lei, e di quello che fa o pensa il governo in questa sede non mi interessa più di tanto. Io potrei anche risponderle che male ha fatto il governo a non appoggiare l'iniziativa, o che male ha fatto chi non ha tenuto informato il ministero, ma non è argomento di discussione. Quello che invece io contesto fermamente, Cavour o meno, è l'approccio pacifista irenista (mi scusi l'espressione abusata ,ma rende l'idea) delle anime belle come Lei, le quali ritengono che anche un solo euro speso dall'Italia per la sua difesa militare sia sprecato. Ma davvero pensate che un paese come il nostro, inserito in un quadro di alleanze che impongono anche degli obblighi, appartenente ad un contesto geo-politico così instabile come il Mediterraneo, e quando anche il mito di una salda pax europea si è infranto, possa rinunciare UNILATERALMENTE, ad un efficace strumento di difesa militare?
Su questo punto, caro il mio Sig. Beretta, non ho avuto ancora una risposta.
Cordialità. Angelo Farina

Giusto per spiegare (anche a chi fa finta di non capire)

Rispondo brevemente e in ritardo (me ne scuso) al sig. Farina:
Chi decide che il tour della Cavour è stato positivo? E in base a cosa? E se è stato cosi "positivo" com'è che nessun rappresentante del (nuovo) Governo Renzi è andato ad accogliere la portaerei al suo ritorno a Taranto? Il ministro della Difesa, Pinotti lo ha detto chiaro nella sua intervista a "Le invasioni barbariche": "Non sono stata coinvolta in questa operazione e si sarebbe dovuto fare un passaggio parlamentare" ( La trova qui: dal min. 15:00: http://www.youtube.com/watch?v=6VIhR2upPRU). Allora chiediamoci: chi ha voluto questo tour commerciale? E perchè nessun rappresentante del precedente governo Letta si è mai presentato in Parlamento a spiegarne il senso (e nemmeno Letta ne ha mai parlato)? Vede caro sig. Farina, lei ed io possiamo valutare la faccenda in modo opposto, ma in questo paese sarebbe necessario che chi si inventa queste "missioni" commerciali-militari-umanitarie avesse il coraggio di metterci la faccia davanti al Parlamento e davanti all'opinione pubblica. E quando un politico, un militare o un rappresentante delle ONG imbarcate accetterà un dibattito pubblico con me su questa materia (o mi inviterà a farlo) sarò ben lieto di parteciparvi. Infine giusto una domanda: lei dice che " il problema fondamentale è quello di evitare che questa tecnologia (militare) finisca in mani sbagliate": mi può fornire un elenco di quelle che lei considera le "mani sbagliate"? E, per capirci, la Libia di Gheddafi, la Siria di Bashar Al Assad, secondo lei erano "mani giuste" a cui fornire armi? Cordialità, Giorgio Beretta

Missione marina militare

La missione militare di cui si parla ha portato il nome dell'Italia nei paesi che ha toccato. E lo ha fatto in modo positivo. Ha avuto la funzione commerciale di pubblicizzare la nostra tecnologia più sofisticata, affiancandola e sostenendola con una finalità umanitaria. DOV'E' IL PROBLEMA? Certo, si tratta di tecnologia militare, ma purtroppo nel mondo c'è bisogno anche di quella, attesa l'esistenza di paesi ed organizzazioni politiche o parapolitiche sovranazionali, che minacciano la sicurezza e la convivenza pacifica con atti e comportamenti aggressivi. Naturalmente il problema fondamentale è quello di evitare che questa tecnologia finisca in mani sbagliate, come tanto spesso purtroppo accade. Ed è anche quello di affrontare le tematiche del disarmo con l'unico approccio giusto, che è quello multilaterale, senza suggestioni da pacifismo irenista e atteggiamenti utopistici da obiettori di coscienza. In quanto alle ONG, bisognerebbe ricordare che già adesso, in tutti i teatri di guerra in cui sono impegnati i nostri militari, esse operano al loro fianco e vengono da loro protette. Vorrei sapere per quale arcano motivo non potrebbero essere al loro fianco anche in una missione che, comunque la si voglia giudicare, non è certo una missione di guerra.
MA DI COSA STIAMO PARLANDO?

Agosto 2014

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